Il 22 giugno 2026, l’Archivio Antico di Palazzo Bo ha ospitato «Raccontare il territorio: luoghi, memorie e protagonisti», promosso dall’Associazione degli Amici dell’Università di Padova ETS, dall’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Padova e dall’Associazione «Padova e il suo territorio».

Protagonista della serata, la VII edizione del Premio Angelo Ferro e Sergia Jessi per la cultura padovana: 14 tesi magistrali in gara, 7 corsi di laurea rappresentati, tre vincitori.

 


Il Premio e chi l’ha reso possibile

A dare il via all’incontro, Mirco Zago, Presidente Associazione Padova e il suo Territorio ETS, e Giorgio Ronconi, Direttore Rivista Padova e il suo Territorio, che hanno ricordato le figure di Angelo Ferro e Sergia Jessi.

Mirco Zago ha ricordato le origini del Premio. Fu Sergia Jessi a volerlo istituire in memoria del marito Angelo Ferro, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro dei giovani laureati che si dedicano alla storia, all’arte e alla cultura padovana, ambiti da sempre al centro della Rivista «Padova e il suo territorio», che dà il nome all’associazione stessa.

Il Direttore della rivista, Giorgio Ronconi, ha evocato un episodio rivelatore: cinquant’anni fa, in risposta al terremoto del Friuli, Angelo Ferro organizzò la mostra Arte per il Friuli, che mobilitò oltre cento artisti padovani. Fu lì che Sergia stabilì i suoi primi rapporti con il mondo dell’arte contemporanea locale, una passione che non l’avrebbe più abbandonata.

Antonio Rigon, Presidente della Commissione giudicatrice, ha sottolineato il filo comune tra tesi così diverse, il perimetro è Padova e il suo territorio, ma senza scadere nel localismo.

«Pur essendo lavori specialistici, non sono fini a se stessi, ma posti al servizio del presente». Antonio Rigon

 


I tre lavori premiati

1° classificato — Luca Mattiello, laurea magistrale in Ingegneria Edile-Architettura con la tesi:
Rifunzionalizzazione architettonica e consolidamento strutturale di edifici ad uso museale nell’edilizia storica: il caso del Castello di Monselice

2° classificata — Giulia Centin, laurea magistrale in Filologia moderna con la tesi:
«Ma queste son tutte finzioni e sogni». Il dramma pastorale a Padova tra Cinquecento e Seicento: accademie, modelli e attualizzazioni dell’Arcadia

3° classificata — Maddalena Rizzi, laurea magistrale in Storia dell’arte con la tesi:
Sandra Marconato. Ricostruzione storica di un percorso: dalla formazione a Venezia al trasferimento a Padova negli anni Cinquanta

Dopo la consegna dei premi, Antonio Rigon ha moderato una tavola rotonda con i tre vincitori, facendo emergere connessioni inaspettate tra ricerche apparentemente lontane.

 


«Basta alzare gli occhi»: l’affresco ritrovato di Fulvio Pendini

Anna Soatto, Presidente Associazione degli Amici dell’Università di Padova ETS e Consigliera dell’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Padova, ha chiuso la parte istituzionale con due parole-chiave: stupore, per la passione e il metodo di questi giovani alumni, e rete, «di persone e istituzioni senza le quali non saremmo qui». Ha poi introdotto uno dei momenti più attesi della serata con una frase che raggruppa uno degli obiettivi della nostra Associazione.

«Un bene non può essere restaurato se non viene usato. (…) Basta alzare gli occhi alle bellezze che abbiamo nel nostro territorio» Anna Soatto

Guido Bartorelli, Referente per la valorizzazione delle collezioni di arte contemporanea di proprietà dell’Ateneo e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Padova, ha guidato i presenti nella lettura di La città del pensiero (1952) di Fulvio Pendini, affresco all’angolo tra via VIII Febbraio e via San Francesco. Decenni di smog ne avevano cancellato colori e simboli accademici. Il restauro, sostenuto dagli Amici dell’Università e inaugurato il 3 giugno 2026, li ha restituiti alla città. I partecipanti hanno potuto visitarlo in esclusiva, accompagnati anche dal figlio di Pendini, Umberto Pendini, che ringraziamo per la presenza.

Come le tesi premiate, come la Rivista, anche un affresco ritrovato dimostra che la memoria è strumento lo strumento migliore per abitare meglio il presente.

 


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Crediti foto: Massimo Pistore


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